Il MUSEO DEL DIABETE

23 aprile/22 giugno 2019

Università di Torino, via Verdi 8, Torino

Giorni apertura: dal Lunedì al venerdì (sabato solo alcune aperture straordinarie)

Attraverso un percorso coinvolgente e multimediale la mostra si è proposta  di illustrare la storia e l’evoluzione dei metodi e degli strumenti di diagnosi e cura del diabete, dall’antichità agli anni più recenti, per sottolineare l’importanza della prevenzione e di una corretta informazione per pazienti e non.

La ricca collezione personale di materiale bibliofilo (circa 3000 volumi) e strumentale del Prof. Bruno Bruni (1923*2006), unica al mondo in tema di storia del diabete, fu da lui stesso organizzata in Museo del Diabete (www.museodeldiabete.com) e ricevuta in lascito dalla Fondazione Diabete Torino Onlus. La Fondazione persegue l’obiettivo di rendere fruibile al pubblico e agli studiosi il suddetto materiale anche mediante iniziative come la mostra in oggetto.

L’evoluzione tecnologica dei glucometri

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Una lunga corsa in automobile può salvare una vita!

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Londra, 1921. Il giovane medico Robert Daniel Lawrence stava eseguendo l’autopsia di un paziente deceduto per un’infezione dell’orecchio (non esistevano antibiotici e di queste cose, purtroppo, si moriva) quando una scheggia d’osso gli schizzò nell’occhio, causandogli una grave infezione.

Nelle settimane successive non solo l’occhio non migliorava ma il dottor Lawrence si sentiva sempre peggio: indebolito, beveva, urinava abbondantemente e dimagriva nonostante i pasti abbondanti. Aveva sviluppato i sintomi del diabete mellito, un’altra malattia per la quale non esisteva terapia e che rappresentava una condanna a morte, più o meno veloce secondo la gravità, per consunzione e per i danni che la glicemia troppo alta causa aN’organismo: ferite ed infezioni che non guariscono, perdita di sensibilità ma anche dolori violenti alle estremità, perdita della vista e altro ancora.

Consapevole del destino che lo attendeva e non volendo pesare sulla famiglia, Lawrence si trasferì a Firenze a lavorare come medico della locale comunità anglosassone e rendere meno amara la propria fine circondato dalle bellezze artistiche e anche, come ci riferisce lui stesso1, muliebri di quella città.

Un avventuroso viaggio in auto

Nel maggio del 1923 arrivò a Firenze un POST telegramma da Londra. Lawrence ci racconta come ormai debolezza, dimagrimento, dolori e perdita di sensibilità alle mani non gli consentissero più di lavorare e neppure di godere delle piccole gioie della vita. Il telegramma del suo amico e collega dottor Harrison diceva “Ho un po’ di insulina. Torna subito. Funziona!”.

Seppur scettico per aver provato inutilmente i vari rimedi proposti dai ciarlatani dell’epoca (storia che purtroppo si ripete ai giorni nostri), Lawrence partì per l’ultimo viaggio della speranza. Ci racconta lui stesso di essere salito a bordo di “my FIAT’ insieme a un conoscente italiano cheandava a Londra a visitare i parenti. Il viaggio durò ben dieci giorni lungo le strade disastrate della Francia post­ bellica ma fu superato brillantemente dalla FIAT, una 501 2aserie come quella qui esposta.

Un po’ meno dal nostro dottor Lawrence che, giunto più morto che vivo al suo vecchio ospedale, ricevette il farmaco che gli salvò la vita.

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Quel viaggio Firenze-Londra fu per la medicina britannica importante almeno quanto la Pechino- Parigi di qualche anno prima per l’automobilismo italiano! Grazie all’insulina, Lawrence si ristabilì pienamente e dedicò la sua vita professionale alla ricerca e alla cura del diabete, fondando fra l’altro la BDA – British Diabetic Association (oggi Diabetes UK), modello di quelle associazioni di pazienti che oggi tanto fanno per sostenere la ricerca medica. Morì a 76 anni nel 1968, dopo una vita familiare e sociale di piena soddisfazione.